Blow-app

Sul numero 174 di Segnocinema è pubblicata una mia recensione di Millennium – Uomini che odiano le donne (David Fincher, 2011), in cui sostengo che uno degli aspetti di quest’ultimo prodotto del franchise Stieg Larsson che meglio è riuscito nel passaggio dalla carta allo schermo è qualcosa di specificamente visivo. Si tratta del modo in cui vengono trattate le fotografie degli eventi del passato su cui Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander indagano. Le uniche tracce oggettive dei fatti dell’epoca sono istanti prelevati direttamente dalla realtà che eppure, per loro stessa natura, sono inevitabilmente soggettivi in quanto legati a un punto di vista preciso e dunque parziale, una prospettiva che necessariamente esclude tutte le altre possibili. Ed è solo attraverso la ricostruzione delle traiettorie degli sguardi e il completamento delle prospettive che una nuova interpretazione del passato può essere restituita e una verità non immediatamente presente può essere rivelata. Allo spettatore più accorto verrà in menteBlow-Up di Antonioni…


Blow-up (Michelangelo Antonioni, 1966)