Giornalismo immersivo

Nel corso dell’ultimo decennio si è affermata, parallelamente all’avanzamento delle tecnologie applicate all’edutainment e l’infotainment, una nuova forma di giornalismo e di fruizione delle notizie basata sull’uso della realtà virtuale. In questo intervento propongo alcune riflessioni sul cosiddetto “giornalismo immersivo” in realtà virtuale e sulla problematicità che esso innesca rispetto al falso e alla falsificazione dell’informazione, in un gioco di tensioni che lo strattona da un lato verso il realismo (che non è la realtà), dall’altro verso la finzione (che non è il falso), innescando una serie di questioni di natura deontologica ed etica. Fondandosi, almeno retoricamente, sull’immersività intesa come possibilità di calarsi direttamente nella notizia, il VR journalism si distanzia dal giornalismo tradizionale basato sull’oggettività e la “freddezza” dell’informazione per offrire un’esperienza empatica di comprensione diretta della notizia. Ma fino a che punto le nuove forme di storytelling giornalistico possono spingersi nel (ri)costruire il mondo della notizia e immergervi il fruitore senza inficiarne l’obiettività e l’autenticità? Provo a discuterne nel paper Gli inganni dell’empatia. Giornalismo immersivo e disinformazione al II convegno nazionale “La cultura visuale del XXI secolo. Cinema, teatro e new media” sul tema “La cultura del falso: dalle illusioni delle rappresentazioni alla post-verità delle immagini tecniche” organizzato all’ Università degli Studi di Enna “Kore” di Enna il 26-28 febbraio 2018.