Il crimine paga

Sul nuovo numero di CSonline (4/2011, “CARCERI. Cinema, televisione, teatro, videogame, pubblicità”), rivista che curo assieme ad altri amici dottori di ricerca del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo dell’Università Cattolica, pubblico un articolo scritto a quattro mani con Cecilia Penati. S’intitola Catturati dalle storie. Il carcere come figura narrativa in Romanzo Criminale – La serie. Romanzo è un caso eccentrico nel panorama della fiction televisiva italiana, per la sua origine produttiva e per l’elevato livello di sperimentazione nella scrittura, nello stile e nella tecnica espressiva. In questo saggio proponiamo un’analisi della rappresentazione del carcere nelle due stagioni della serie. Il carcere è un motivo ricorrente e funziona nel testo come dispositivo narrativo. Il carcere è un topos a partire dal quale si organizza e si snoda il racconto seriale. All’interno del suo perimetro e nei diversi luoghi che lo compongono (le celle, il corridoio, la mensa, il cortile, il parlatorio) si innescano traiettorie narrative che non potrebbero essere intraprese all’esterno. La reclusione fisica consente di congelare temporaneamente l’azione crime e di indagare più a fondo la psicologia dei personaggi, così come di portare a termine porzioni di racconto precedentemente lasciate in sospeso. In Romanzo s’intreccia poi una fitta rete di matrici espressive che ne fanno un crocevia di generi. Proprio il carcere costituisce il punto di convergenza di un’ampia gamma di riferimenti cinematografici internazionali e nostrani (dal prison movie al poliziottesco all’italiana) a cui la serie attinge dando vita a una continua ibridazione di generi e sottogeneri.