L’arte del bacio

Avanguardia passionale del corpo, le labbra condensano la forza vitale ed espressiva della persona nell’atto del desiderare e dell’amare. Se poi al cinema, dove spesso accorriamo per vivere avventure che altrove non potremmo, assistiamo al bacio fra due personaggi, allora è possibile persino che la scintilla di quel contatto fatto di sole immagini accenda il fuoco sulle nostre labbra. Per la poderosa capacità di coinvolgimento del cinema, vedere un bacio sullo schermo può vuol dire in qualche modo anche poter baciare o essere baciati. Nell’articolo L’arte del bacio. Assaggi di storia e teoria del bacio cinematografico pubblicato sul n. 173 di Segnocinema provo a tracciare una (rapida e parziale) storia del bacio cinematografico e a interrogarmi sulle modalità con cui la teoria del cinema può spiegare la magia sensuale e la carica erotica che trasmette il desiderio dallo schermo al corpo dello spettatore. La storia corre ovviamente da The May-Irwin Kiss, film Edison del 1896, attraversa l’epoca del codice Hays con la sua censura, spesso occasione per scovare modi originali (e sensuali) di aggiramento, come in Notorious (A. Hitchcock, 1946) e, di bacio in bacio, giunge fino alla contemporaneità. A partire da una sequenza chiave di The Reader – A voce alta (S. Daldry, 2008), passo poi in rassegna gli approcci teorici possibili con cui si può affrontare un analisi del bacio filmico: dalla psicoanalisi all’antropologia, dalla semiotica alla filosofia. Il cinema, insomma, come arte e scienza del bacio…